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La scrittura è uno strumento di conoscenza.
Fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro.

martedì 28 marzo 2017

PAIDEIA: INTERCULTURALITÀ POESIA E MUSICA DAL VENEZUELA






Abbiamo accolto con entusiasmo la gradita ospite, che abbiamo avuto l'onore di avre qui oggi, la neo console Amarilis Gutièrrez Graffe. 
Ella ci ha fatto conoscere la cultura della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
La storia dell'umanità è stata sempre contrassegnata dall'incontro tra i popoli, provenienti da contesti geografici diversi, ciascuno dei quali è portatore, con la sua storia e la sua esperienza, dell'opera creatrice dell'uomo, dell'arte, della bellezza.
Grazie a questo scambio, siamo diventati più ricchi nello spirito, grazie a questi popoli "seminatori di cambiamento" è stata possibile l'evoluzione della società.
La cultura di ogni popolo può dirsi multiculturale, perchè in ogni cultura possiamo trovare i sedimenti che ci sono giunti da popoli e da luoghi diversi.
La cultura è fluida, va condivisa.
Oggi più che mai è necessario l'incontro.
Gli imprevedibili scenari della storia recente, che mettono in serio pericolo la libertà, non solo individuale ma collettiva, ci fa riflettere sulla necessità della cooperazione tra i popoli. E quando questa cooperazione diventa reale e concreta, come in questa occasione, possiamo riuscire a intravedere percorsi comuni possibili, avendo come orizzonte il mondo, un mondo di pace.
Questa è la speranza che dobbiamo coltivare, questa l'azione da perseguire.

Michela Buonagura

martedì 21 marzo 2017

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA: VIAGGIAMO FUORI ROTTA


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA: VIAGGIAMO FUORI ROTTA

di Michela Buonagura

Michela Buonagura si presenta al suo pubblico con la raccolta poetica Viaggiamo fuori rotta. Ribadisce così la fertile vena poetica e il suo impegno civile. Non delude.
È il titolo a guidarci nell’interpretazione e ci fa scorrere nel  fiume di parole che  aprono squarci di un mondo in delirio, fuori rotta.
Tutto il male del mondo è dipinto con parole di fuoco, marchi, a segnare le morti, le sopraffazioni, le disuguaglianze, le sofferenze degli emarginati, che nella  voce poetica di Michela  riscattano la loro condizione.  
Raccontano la loro storia, ritornano a vivere e pretendono visibilità e cittadinanza.
Michela accoglie il grido di dolore dei derelitti, sa dare voce alle loro sofferenze, uomini e donne che inconsapevolmente sono  archetipi del dolore di sé e degli altri, che non ancora hanno il coraggio delle loro azioni e soccombono di fronte alla loro stessa incapacità di trovare la strada giusta. Vittime degli stessi pregiudizi che combattono, ingabbiati nel ruolo che hanno scelto e di cui non sanno liberarsi, incapaci di comunicare e di svincolarsi dalla prigione della loro vita.
Michela  sussurra le loro voci, urla le loro grida, rigurgita i loro singhiozzi, mossa a pietà per le loro angustie. Si piega ad ascoltarne  gli ultimi aliti vitali e si libra sulle ali della Musa ispiratrice per rendere l’ultimo omaggio alle loro esistenze. Dà loro uno spiraglio di eternità, che il maligno?/ il destino?/il caso? hanno voluto troncare, facendo tacere per sempre le voci.
La sua ispirazione trabocca come un fiume in piena: il male del mondo declinato in tutte le sue espressioni, guerre, fame, violenza, pregiudizi, invidia, femminicidi, terra dei fuochi, inquinamento, immigrazione, patologia da gioco, discriminazioni sociali, calunnie.
Prorompe impetuosa la linfa vitale della poesia, talvolta si dipana pacata, serena, quando l’ispirazione si fa meditazione, catarsi del sentimento, sedimentato nell’animo, nella carne.  
Anche i sogni e le illusioni dell’adolescenza trovano spazi nei suoi versi e lasciano trapelare, nonostante le note pessimistiche, un barlume di luce e ispirano l’amore verso il prossimo.
La poesia di Michela brulica di impegno civile, al quale si è votata fin da adolescente, nella speranza che si potessero cancellare le disuguaglianze sociali, che a tutti fosse predestinata la felicità, la possibilità di crearsi un futuro dignitoso. Speranze diventate illusioni,  che non hanno spento lo spirito né mortificato  l’ impegno sociale, al quale dedica il suo tempo, anche attraverso l’attività di docente, stimolando gli allievi a non rinunciare ai sogni e a non farsi irretire dalle trombe dei pifferai, che rubano loro i sogni.
La cifra  tematica delle liriche è la condizione di paranoia della società, ingabbiata da vorticosi meccanismi contro natura, che Michela suggerisce possono essere combattuti attraverso la forza creatrice della poesia. Così episodi di cronaca, fatti che si confondono col tempo nella nostra memoria, prendono il volto di persone, di vite che ci aiutano a capire e a restituire profondità al nostro pensiero.
La sensibilità dell’autrice le consente uno sguardo straordinario tale da penetrare il fragile tessuto della società civile.
La lingua si carica di miti, di essenze antiche, di pregnanze classiche, di storia. È una poesia figlia del tempo classico andato, ma declinato con i temi attuali, vissuti, sofferti, gridati, urlati. I temi dirompenti  si sublimano nella musicalità dei versi, che spesso oscillano tra endecasillabo e decasillabo. Versi liberi, ma ricchi di rimandi poetici, di arditi ossimori, metafore, sineddochi, consonanze e assonanze, che richiamano il grande substrato filologico dell’autrice, che padroneggia con arte e artificio.
La sperimentazione linguistica operata con neologismi ed espressioni lessicali  combinate, come poesia figurata, manifesta l’ardita coerenza della poetessa a visualizzare in modo figurativo il senso profondo del contenuto lirico in un afflato totale pieno alla situazione narrata, in un’osmosi linguistica a creare nuovi spazi della parola di forme espressive adeguate alla nuova estetica.
Dopo la lettura della  liriche ci sentiamo umani,  avvertiamo le nostre debolezze e  i nostri limiti, ma siamo pieni della consapevolezza che il futuro può essere diverso, si può cambiare rotta, perché dipende da noi ritrovare la strada dell’umanità. La poesia ha vinto.
M. M. Nappi



sabato 18 marzo 2017

VIAGGIAMO FUORI ROTTA





Da tetre nebulose
schizza orrido Satanàs
e reclama al furore
la più selvaggia Follia.

S’abbatte la sua falce
-fosca curva sinuosa-
su questa Terra sfatta
dai congegni inceppati.

Come vecchia ruffiana
danza l’orrida Morte
con la sua veste nera
su vite innocenti.

Un dolore stridente
geme nel buio silente.
Viaggiamo fuori rotta
tra cirri di lacrime.




La mia prima raccolta poetica.
Si parla spesso di perdita di ideali. Credo che quando si dica ciò, si voglia annullarli davvero. Impossibile per l'uomo vivere senza ideali.
L’ideale non è una costruzione fittizia né meramente qualcosa di concettuale, ma è quell’ispirazione profonda che regola la condotta morale dei singoli: è quello che fa sì che, se uno crede veramente, fa ciò che fa e sente di doverlo fare non solamente con la ragione o con l’intelletto, ma in qualche modo con la totalità del suo essere vivente. 

Michela Buonagura








lunedì 13 marzo 2017

VOLTIAMO PAGINA IL ROSMINI INCONTRA LO SCRITTORE GIUSEPPE RUSSO


Il giorno 11 marzo, nella sala del Centro per le attività giovanili 'O Giò di Palma Campania, gli studenti del Rosmini hanno incontrato Giuseppe Russo, l’autore di Una guerra dimenticata. 

All’evento, da me organizzato e coordinato, hanno collaborato le docenti Anna D’Ursi, Maria Saveria Rionero e Teresa Sorrentino. 

Ha partecipato l’attrice Carmen Moccia con letture di brani. 





Questo è il primo degli incontri letterari Voltiamo pagina, programmati per l’anno scolastico in corso; il prossimo è previsto per il 22 aprile con Luigi Romolo Carrino e il suo nuovo romanzo Alcuni avranno il mio perdono.


 


Oggi i giovani, distratti dal quotidiano e affascinati dai media, leggono poco e male. Sebbene tutti riconoscano nella lettura un indispensabile strumento nell’autoformazione cognitiva, etica ed estetica, il libro non sembra avere una posizione rilevante nel programma di vita delle giovani generazioni.
Il progetto Voltiamo pagina, che da anni si realizza al Rosmini, mira a rendere l’incontro con il libro un esercizio alla lettura che esula dal dovere. L’attività viene proposta, non imposta, in modo da suscitare passione e gettare le premesse  per  fare, dei nostri giovani, lettori consapevoli per tutta la vita.



Con il libro di Giuseppe Russo, gli studenti hanno vissuto eventi davvero singolari di una guerra dimenticata: lo scempio compiuto, durante la seconda guerra mondiale, sulle nostre chiese, sui nostri monasteri, sulle regge, sui teatri, ma anche nei luoghi che segnavano il tempo della vita collettiva, come gli stadi, i caffè storici, le piazze, le biblioteche, la rete dei rapporti economici che davano sostentamento a tante famiglie. La guerra dimenticata sottrae all’oblio del tempo pagine di storia importanti e affida il testimone alle nuove generazioni. I giovani vanno educati all’amore del patrimonio artistico della loro terra, affinché ne abbiano cura e, sentinelle vigili della memoria, lo preservino per le generazioni a venire. 



Michela Buonagura