Descrizione blog


La scrittura è uno strumento di conoscenza.
Fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro.

martedì 8 marzo 2016

EVA




Sono Eva, la nata dalla costola dell’uomo.
Io la prima, la partoriente.
Da questo ventre siete nati tutti voi.
Io la prima, la maledetta, la disubbidiente, io che ho ceduto al serpente.
Bella storia!
Se prima di aver mangiato il frutto, io non avevo conoscenza del bene e del male, come potevo sapere, di grazia, che il serpente fosse malvagio?
Io ero stata creata da poco, non sapevo nulla di serpenti, ero come una bambina, come Cappuccetto rosso che non sapeva nulla del lupo.
Sì, la mamma l’aveva avvisata, anche Dio mi aveva avvisata, aveva detto di non mangiare i frutti dell’albero che stava in mezzo al giardino, ma del serpente nulla. Anche lui era una sua creatura e io mi sono fidata.
E poi, diciamola tutta, ma voi avreste resistito? 
L’albero che stava in mezzo era il più bello, i suoi frutti i più succosi, quelli che riempiono pancia e testa, era l’albero della conoscenza, la conoscenza del bene e del male.
Io che ero appena stata creata, che non sapevo nulla, mi dovevo accontentare di non conoscere nulla per l’eternità?
Ho deciso, o la va o la spacca. Voglio la conoscenza!
È andata male, mi hanno punita per l’eternità. 
Pure Adamo è stato punito, per avermi ascoltata. È stato condannato alla fatica.
Bella condanna, come se io non lavorassi o non avessi mai lavorato; già, la sua si chiama fatica, la mia dedizione. Questa distinzione mi è oscura. Anche io fatico, ma il raccontino non lo dice. Dice altro. Dice che sono stata condannata a partorire con dolore, dice che il maschio mi avrebbe dominata.
Parliamoci chiaro, allora! Adamo non è stato condannato, è stato premiato, gli avete dato lo scettro del comando, altro che condanna. Gli avete dato il potere.
L’unica ad essere condannata sono stata io. Mi sa che questa bella storia l’ha scritta un maschio, per assicurarsi il potere per l’eternità. Così sarà andata.
Perché, vedete, quella del dolore del parto l’ho capita, ci vuole una fatica enorme per partorire, il corpo che è tutto un travolgimento, lo sappiamo no?
Ma questa cosa del dominio, proprio non mi scende. Come se fossi una deficiente.
Da lì è cominciato tutto.
Hanno detto che io sono nata dopo e quindi vengo dopo, che sono stata creata dalla costola e allora dipendo dall’uomo.
Bella storia!
Che sia stata creata dopo, non significa che sono meno importante.
Senza di me, senza di voi, che siete
figlie mie, senza noi donne, la terra si spopolerebbe, ci sarebbe la morte.
Noi abbiamo un potere smisurato. Pensate, se noi tutte facessimo uno sciopero generale di astinenza, non nascerebbe più nessuno e in quattro e quattr’otto finirebbe il mondo.
Gli uomini ci temono, temono il potere che abbiamo di procreare, ancora oggi ci guardano con occhi pieni di curiosità, ancora oggi.
Per secoli ci hanno rinchiuse in casa perché volevano essere certi che i figli che partorivamo fossero i loro, hanno pensato che era meglio rinchiuderci e magari metterci una bella cintura di castità, per la paura che avevano di questo nostro potere, una cintura di castità al ventre e al cervello.
La nostra identità biologica è divenuta, così, simbolo di disuguaglianza e di disparità.
Saecula saeculorum.
Per questa nostra potenzialità riproduttiva hanno stabilito che dovevamo e potevamo essere solo madri e mogli.
Ci hanno ingabbiato nel ruolo di angeli del focolare domestico, facendola passare come una legge di natura.
Ci hanno riempita la testa di melassa, ci hanno insegnato che eravamo naturalmente disposte al servaggio, alla pazienza, alla beatificazione e alla santificazione, mortificando la fiducia in noi stesse, per renderci prone a una vita di dipendenza.
Ci hanno cucita addosso una parte che non poteva esprimere tutte le parti del nostro essere donne, costringendoci a mutilarci continuamente.
Quante intelligenze sprecate, per secoli.
Noi non siamo solo ventre, noi siamo cuore, testa.
Noi siamo Eve e siamo le disubbidienti.
A un certo punto abbiamo deciso che avevamo diritto alla felicità.
A un certo punto abbiamo deciso di non essere più considerate esseri ibridi, appendici del maschio alfa, appendici prima del padre e poi del marito.
A un certo punto, abbiamo smesso di essere Tacite Mute.
E siamo scese nelle piazze a gridarlo e l’abbiamo pretesa la felicità.
Noi Eve, le disubbidienti.
Non ci maledite, è la disubbidienza la molla della civiltà.

Michela Buonagura

@ vietata la riproduzione







SONO DONNA E SONO PRIMA



Giornata Internazionale della Donna

SONO DONNA E SONO PRIMA

Il lungo e faticoso cammino dell’emancipazione femminile è un debito che abbiamo contratto con le donne che hanno fatto la storia con la maiuscola, le donne che per prime hanno raggiunto un traguardo, aprendo la strada alle altre, spesso emarginate, perché troppo in anticipo per i tempi.
Doveroso l’omaggio a queste donne, che  con il loro coraggio hanno segnato una nuova strada, nel sociale e nel pubblico.
Non facile la scelta, tanti i nomi rilevanti, per cui è stato necessario restringere il campo. Abbiamo, quindi, deciso di dare voce alla prima donna della storia, Eva, la fattrice dell’umanità, e a donne italiane di ieri e di oggi, attraverso dei monologhi originali, una tipologia che abbiamo già proposta lo scorso 8 marzo, ricordando le donne celebri di Palma Campania, e il 25 novembre per le vittime di femminicidio.
Nei monologhi, puntando sul coraggio del cammino intrapreso contro i pregiudizi e  il conformismo, ripercorriamo la vicenda esistenziale di: Annamaria Mozzoni, femminista dell’Ottocento, Franca Viola, la siciliana che disse no alla paciata, Oriana Fallaci, prima donna corrispondente di guerra,  Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, Fabiola Gianotti, prima donna direttore del Cern di Ginevra. A conclusione, prenderà la parola una donna del popolo,  a ricordare tutte le donne senza nome che hanno fatto e subìto la storia.
Questi nomi, certamente, non esauriscono il campo, ma simboleggiano la lotta che, da sempre, ha dovuto sostenere la donna per farsi strada nel quotidiano e in attività che erano predominio esclusivo degli uomini.
Molte cose sono cambiate, ma ancora molto resta da fare. 

 
Una parte degli allievi, docenti e ATA dell'I.S.I.S. "A. Rosmini" di Palma Campania.
Alcuni lavori dei ragazzi.






Le ragazze allestiscono il palco.
Ognuna ha portato un nastro, dei petali colorati a simboleggiare i tanti aspetti della femminilità, della potenzialità dell’essere donna.

 Non abbiamo bisogno di molto per la coreografia, solo la fantasia dei giovani.


Il pubblico in sala è numeroso, attento e partecipe. 
Molte donne, ma anche uomini, di ogni fascia d’età, perché un’effettiva parità dei generi non può che migliorare entrambi.


 Intervento dell’Assessore alla cultura Elvira Franzese.



La regista, Gabriela Maiello, presenta lo spettacolo.

Sono Eva, la nata dalla costola dell’uomo.
Io la prima, la partoriente.
Da questo ventre siete nati tutti voi.
Io la prima, la maledetta, la disubbidiente, io che ho ceduto al serpente.

 Ricordiamo le conquiste e affermiamo che ancora tanto resta da fare.


“ Che fa la penna in mano ad una donna se non serve alla sua causa, come a quella di tutti gli oppressi?”
Questo ho sempre creduto io, Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo in Italia, giornalista e attivista dei diritti civili.
Un impegno costante della  vita di ogni donna colta deve essere  la lotta per l’affermazione dei suoi diritti.


Avevo 17 anni e 11 mesi. Erano le nove del 26 dicembre del 1965, cinquant’anni fa. Entrarono in casa come una furia.  Il boss Melodia con dodici  uomini armati. Nell’istante in cui l’ho visto entrare con le armi, ho saputo che non l’avrei sposato. Mai. Con la violenza mai.Franca Viola.


Sono qua in mezzo a voi questa serata, molto orgogliosa di questo invito, tra tante anche io, Oriana Fallaci, la Cassandra dell’informazione, donna e prima e fiera di esserlo. Non ho mai cercato proseliti, e chi mi conosce sa bene che ho sentito sempre il dovere di gridare la mia verità, non importa se poi finivo lapidata dalle ingiurie.

L’artista Antonietta Sorrentino, canta mirabilmente “Quello che le donne non dicono” e “Femmene ‘e mare”. 

“La fisica è un campo dominato dagli uomini e si presume che una donna debba superare ostacoli e pregiudizi”; io ho superato facilmente questi che ritengo risibili ostacoli perché lavorare con tanta gente di tutto il mondo è estremamente stimolante. Sono Fabiola Gianotti, e mi ritengo una donna fortunata, perché  sono riuscita ad emergere in una disciplina, la fisica, che si è costruita nei secoli secondo un modello di fatto maschile, in cui l’accesso delle donne e del femminile era precluso  per definizione.

Sono Samantha Cristoforetti, l’essere una donna non mi ha mai chiuso alcuna porta, e sono grata di vivere in una società avanzata culturalmente e socialmente, a differenza di altre donne che hanno fatto la storia battendosi per i propri diritti in una società chiusa e arretrata.
 
Schiarava appena juorno e io, cu’ e cumpagne mie, jeva a faticà, lassanno ‘o ninno dinto ‘o lietto, tiepido e bagnato, ‘o ninno mio, ‘o piccirillo, mentre mariteme dormeva ancora, pecchè ‘e sacrifici di una donna songo più amari.

Ci aspettava la fabbrica rumorosa, polverosa, e ‘e mane d’o caporale da tenere a bada, peggio d’e tentacoli ‘e ‘nu purpo, e che nu' faceva specie tra chi era spusate e chi zitella.



I saluti finali, le attrici, le autrici, la regista, le rappresentanti delle associazioni. 
Una bella esperienza.