Descrizione blog


La scrittura è uno strumento di conoscenza.
Fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro.

venerdì 13 marzo 2026

L’ISOLA CHE C’È DI FILOMENA CARRELLA

 

L’ISOLA CHE C’È DI FILOMENA CARRELLA

 

Fin dal titolo che dà corpo all’immaginato, il libro di Filomena Carrella ci conduce in un luogo che è più di un luogo. È un approdo. Un approdo fisico e spirituale, Filicudi, minuscola per estensione ma sterminata per orizzonte, dove il mare non bagna soltanto la terra: la plasma, la rivela, la custodisce.

È qui che Pen e Zen, due fratellini segnati da una frattura affettiva troppo grande per la loro età, imparano nuovamente a respirare. L’isola li accoglie senza interrogare, come una madre silenziosa che non promette guarigioni ma offre spazi: spazi di vento, di luce, di silenzi che curano più di mille parole.
La loro estate non cancella il dolore, ma ne scioglie i nodi, restituendo ai bambini la possibilità di sentirsi di nuovo interi.

Eppure la vera rivelazione arriva con Bebelle, una foca monaca dal destino fragile, creatura liminale che appartiene sia all’acqua sia alla parola favolosa. Il suo apparire non è un artificio narrativo: è una chiamata.
Chiede ai bambini, e a noi, di riconsiderare il rapporto con la diversità, che spesso giudichiamo prima ancora di comprenderla. Bebelle è l’innocenza esposta, la vita che non ha strumenti per difendersi e che proprio per questo chiede responsabilità, dedizione, cura.

Attorno a lei il racconto si addensa e si amplia, trasformandosi in una riflessione sulla comunità: quella reale, fatta di persone che intervengono quando una creatura è in pericolo, e quella simbolica, che unisce esseri umani e animali in un unico respiro. L’isola, in questi momenti, rivela la sua natura più autentica: un luogo in cui la fragilità non viene respinta, ma accolta.

La scrittura della Carrella ha un tratto limpido, luminoso, come se ogni frase portasse con sé l’intenzione di proteggere ciò che narra. Nelle sue parole la luce non è semplice metafora: è presenza, insiste sulle cose, le attraversa, dà loro consistenza.

È la stessa luce che si ritrova nelle illustrazioni di Carmela Fasulo e nelle visioni di Alina Maslowski, capaci di restituire al lettore non solo l’immagine fisica dell’isola, ma il suo respiro interiore.

Nel racconto scorre un messaggio che non si impone, ma affiora con naturalezza: la cura è un atto etico.

Cura degli animali, della natura, delle relazioni, della parola stessa.
Perché ogni vita, umana o animale, merita di essere ascoltata.
E ogni gesto di gentilezza, per quanto piccolo, può cambiare una storia.

L’isola che c’è! diventa così un racconto di crescita e di rivelazione: non solo per Pen e Zen, ma per chi legge. È un invito a rallentare, a guardare ciò che ci circonda senza fretta, a riconoscere che la fragilità non è difetto, ma possibilità di incontro, crescita.

E soprattutto ricorda una verità semplice, che Carrella affida all’eco dell’isola:
donare amore non impoverisce, restituisce. Sempre.

Un libro per bambini, certo, ma anche per adulti che hanno dimenticato la via dell’incanto. Un approdo, appunto: di luce, di consapevolezza, di umanità.

Michela Buonagura

 

Nessun commento:

Posta un commento