Descrizione blog


La scrittura è uno strumento di conoscenza.
Fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro.

giovedì 16 giugno 2022

LA FATINA ALETÈ

 


Il giorno15 giugno l’Associazione Culturale Naturae mi ha invitata all’Orto Sociale di via San Felice per leggere ai bambini in visita una mia fiaba.

Ho scelto La Fatina Aletè, una fiaba che ritengo molto attuale per la morale finalizzata a combattere i fenomeni di bullismo assai diffusi tra i giovanissimi in varie forme.

Era la prima volta che leggevo una mia fiaba a dei bambini, nella mia esperienza di docente di lettere nei licei mi sono sempre rapportata ad adolescenti.

Angelo mi ha chiesto “Quando hai scritto la fiaba?”

Ho iniziato a scrivere proprio con le fiabe, verso i quarant’anni. Da ragazza già scrivevo, ma non conservavo nulla, ed è stato un errore; in seguito, essendo docente di liceo, non ho avuto molto tempo per continuare, ma poi mi sono creata i miei spazi ed ho ripreso. La fiaba è un genere che amo molto, perché ha inizio dalla notte dei tempi, nasce dal bisogno dell’uomo di raccontare. Pensate che molte fiabe nascono dai cunti attorno al fuoco, quando non esisteva la televisione e la gente si intratteneva in questo modo. Ho inventato un personaggio che si chiama Kaila, una lumachina. Di essa ho scritto vari episodi, esperienze, con l’io e il mondo esterno. Oggi però non vi racconterò di Kaila, ma di Aletè, attraverso una fiaba sulla cui morale potremo discutere.

I bambini erano molto attenti, interessati alle vicende della piccola fata.

Ho tirato un sospiro di sollievo. La mia preoccupazione era non annoiarli.

Così ho avuto conferma che la mia Aletè piace.

Come degli ometti mi hanno fatto i complimenti per la mia scrittura e dopo neanche una settimana Ferdinando mi ha fatto dono di un disegno, chiedendomi un’altra fiaba.

Una bellissima esperienza!

Michela Buonagura


lunedì 9 maggio 2022

SCRIPTURA PREMIO ARTISTICO LETTERARIO INTERNAZIONALE

 
 
Sabato scorso, 7 Maggio 2022, al Museo Storico Archeologico di Nola, in collaborazione con l’Associazione Meridies, si è tenuta la Cerimonia di premiazione del Premio Scriptura artistico letterario internazionale, fondato e organizzato dalla scrittrice Anna Bruno
 


Michela Buonagura  si è classificata terza con “Il mio cuore brillante di stelle”, motivazione di Angelo Amato de Serpis.

“Un racconto sapientemente imbastito […] che scava con discrezione ma senza veli nell’animo di una donna che si dibatte tra l’oscurantismo del presente […] e la speranza che, nonostante tutto, mantiene viva una luce di vita […] nella fiducia di voler un giorno “cantare la libertà”.

IL MIO CUORE BRILLANTE DI STELLE

Le ultime luci rossastre rosicchiano  Koh-e Haji Nabi, mentre pian piano un'ombra sovrasta Kabul e il mio cuore. Un altro giorno è alla fine e io non so se domani sarò viva o morta.

I singhiozzi di mia madre mi perforano i timpani, le preghiere di mio padre cantilenate senza sosta mi lacerano la carne come lame. Ho paura non solo per me, ma anche per loro, che hanno cresciuto una figlia degenere, incurante dei dettami imposti dalla tradizione islamica.

[...] 

Michela Buonagura

Il racconto  Buonagura  fa parte, con quelli di altri 42 autori,  dell’Antologia dal titolo “Latitudine Afghana. Sognando un altro cielo”, targata  Opera Indomita, in vendita su Amazon. Il ricavato della vendita viene devoluto alla Fondazione Thouret Onlus. 

 

Per la Sezione Nanoracconto, a cura dello scrittore Pietro Damiano, premiata ancora Michela Buonagura III classificata con “Senza cuore”.

SENZA CUORE

Bloccata tra due terre, una negata, l’altra aspirata. Il mondo chiude gli occhi. E uccide le speranze con bombe d’acqua su corpi piagati. Stringo tra le braccia mio figlio. Il suo fiato è stato rubato da freddo e fame. Cerco il battito del suo cuore.

Michela Buonagura



 

 

giovedì 31 marzo 2022

Finché dura la saliva: l’arte del leccapiedi

 

In effetti quasi tutti sono in grado di eseguire in maniera non troppo penosa una leccata senza infamia e senza lode, basta dare libero corso alla propria predisposizione naturale. L'arte del leccapiedi è però un'altra cosa: richiede studio e allenamento. E molta disciplina. Solo con l'esercizio è possibile elevarsi dalle bassezze della leccata corriva, e soltanto quando la perseveranza lascia il posto alla fantasia si diviene veri maestri. Il complimento comune è merce dozzinale, cicaleggio meccanico senza senso né ragione, privo di ogni raffinatezza. Il lecchinaggio praticato come un'arte invece produce espressioni originali, peculiari, profondamente sentite: crea una forma. L'artista completo è duttile, poliedrico, sempre capace di sorprendere.

 

Bertolt Brecht, L'arte del leccapiedi in Il romanzo del tui, traduzione di Marco Federici Solari.

lunedì 28 marzo 2022

LE ULTIME PAROLE DI VIRGINIA WOOLF

 

Carissimo,

sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n'è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.

V.

Queste sono le ultime parole di Virginia Woolf. Ha 59 anni. È la mattina del venerdì del 28 marzo 1941, si dirige verso il fiume Ouse, si riempie le tasche di due grossi sassi e si lascia annegare. Una fine tragica anticipata da altri tentativi di suicidio. Ha lasciato opere immortali. Nelle pagine finali del saggio Le tre ghinee Virginia Woolf si interrogava su un quesito dal valore immortale: “Come prevenire la guerra? ”. Una domanda che urgeva in quei giorni di inizio primavera del 1938, espressa tra la volontà di agire e un opprimente senso di impotenza.