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lunedì 15 marzo 2021

“VOCI DI DONNE NELLA PANDEMIA”, LA CRISI DEL COVID E LE DONNE: PIÙ COLPITE MA ANCHE PIÙ FORTI

 

È passato più di un anno da quando la pandemia ha sconvolto le nostre vite, bloccando movimenti e ingessando l’economia mondiale.

Da lunedì 8 marzo la Campania è di nuovo zona rossa, con la chiusura di tante attività che a stento si stavano riprendendo. La pandemia ha colpito tutte le categorie economiche, in modo drammatico, ma stando ai dati, le donne ne rappresentano la quota maggioritaria. Nell’ultimo decennio le donne avevano raggiunto un certo progresso riguardo l’innalzamento dei livelli di partecipazione alle attività produttive, ma l’anno pandemico trascorso ha causato una forte diminuzione del tasso di attività femminile.

I danni che si registrano non riguardano soltanto l’economia, ma anche la conduzione della vita quotidiana delle donne, il loro privato. Il danno non è solo economico ma anche psicologico perché tante donne sono state costrette a rinunciare al lavoro fuori casa per occuparsi dei figli, impegnati nella DAD, ad accudire i genitori anziani per proteggerli da contatti esterni con grande sacrificio. Hanno dovuto sostenere anche psicologicamente i loro figli, i bambini e i giovani studenti che si sono visti privati della socialità che la scuola offre oltre alle lezioni e a cui erano abituati.

Non si può pensare che un bambino possa seguire da un monitor i programmi senza aiuto. Annamaria Vallario, giornalista, ma che si definisce soprattutto mamma e moglie, intervistata dalla studentessa Giovanna Notaro, ha dichiarato:” Ho cercato di rendermi utile sia in casa con i figli che studiano con la DAD, che ha dato non pochi problemi inizialmente, e nel mio piccolo, facendo parte della  Protezione Civile, mi sono attivata come potevo. Un lato positivo della pandemia è stata la condivisione dei momenti famigliari che ci ha unito maggiormente, ma il carico di lavoro è aumentato, poiché si vive molto in casa, e il non far rumore e osservare silenzio nel momento di studio dei figli, comporta certe volte tensioni.”

Tanti giovani universitari sono privati della possibilità di un confronto dal vivo. Con compagni e docenti in un periodo della loro vita che deve essere ricco di esperienze. I docenti dal canto loro cercano di sopperire alle mancanze sobbarcandosi di tanto lavoro straordinario senza porsi limiti, sempre a disposizione delle esigenze dei loro studenti. La prof.ssa Lavinia Buonagura che insegna in un istituto superiore, nel carcere, e all’Università, intervistata dalla studentessa Elena Colacurcio ha dichiarato a riguardo la DAD “Nella mia scuola per non oberare gli studenti si è proceduto all’attuazione di progetti senza dimenticare il contenuto, in modo che gli allievi potessero studiare a gruppi mantenendo tra di loro il contatto impegnandosi nello studio con leggerezza. Più difficile è stato l’insegnamento agli allievi reclusi nel carcere, per i quali non è stato possibile utilizzare la tecnologia, per cui ci siamo attivati consegnando materiale cartaceo per lezioni e compiti che poi andavamo a ritirare. A loro è venuto a mancare ogni sostegno esterno, qualsiasi contatto, per cui stanno subendo un doppio lockdown.”

L’aumento del carico di lavoro per tante categorie sta causando un forte stress unitamente ai timori di possibili contagi laddove la scuola, seppur in fasi alterne ha effettuato lezioni in presenza, a secondo delle tipologie e dei luoghi. I bambini speciali sono privati delle loro attività nei centri, le famiglie si stanno sobbarcando di compiti così delicati sui quali non sono preparate, senza ricevere alcun aiuto dalle istituzioni, fatta eccezione per i corsi organizzati dalle scuole. 


 

A tal proposito la musicoterapeuta Alessandra Ruggiero, che opera con pazienti affetti da disturbi psichiatrici ed autismo, intervistata dalla studentessa Martina Nunziata dichiara: “Si lavora in un contesto di relazione d’aiuto, con patologie che hanno ripercussioni anche in famiglia, ripercussioni a medio e a lungo termine. Si è potuto riprendere il lavoro con alcuni pazienti, ma non con tutti. Il lockdown ha finito con esacerbare alcune situazioni particolari di disagio. Ci sono situazioni che erano drammatiche, adesso lo sono ancora di più.

Se un tempo la formazione culturale era affidata anche ad altri settori che contribuivano all’arricchimento dei nostri giovani, oggi risulta impossibile per la chiusura di cinema, teatro, palestra, concerti, eventi culturali.

La cantautrice Antonietta Sorrentino, intervistata dalla studentessa Simona Nunziata così si è espressa: “C’è stato un taglio netto nel mondo dell’arte, come un infarto. La pandemia ha accelerato in un anno un processo di trasformazione che era già in atto, perché la multimedialità ha convertito il mondo dell’arte. Esistono piattaforme, in cui è possibile pagando un biglietto vedere spettacoli online. La soluzione momentanea è questa, certamente l’empatia che può creare uno spettacolo dal vivo è tutt’altro.




La prof.ssa Michela Buonagura dichiara: “Il progetto ha inteso avvicinare un eventuale pubblico a esperienze eterogenee, ma anche proporsi come una denuncia delle mancanze e delle disattenzioni delle istituzioni verso categorie più deboli che non hanno avuto voce. Il rammarico è quello di non aver ricevuto sempre la disponibilità alla videoregistrazione, per pudore del proprio privato, per l’imbarazzo di vivere in difficoltà economiche e dichiararle. L’aspetto positivo è stato quello di coinvolgere nell’attività giovani studentesse che si sono prestate a svolgere le interviste. La Buonagura continua – Credo molto nelle giovani generazioni che spesso vengono denigrate, specie in questo periodo di pandemia. Quando ho contattato le mie ex allieve, si sono dimostrate entusiaste di dare il loro contributo, svolgendolo in modo egregio, dando prova di sensibilità e di capacità che non sempre vengono valorizzate in altri campi. Sono loro che devono proseguire il cammino di emancipazione femminile intrapreso, partendo dalla consapevolezza del proprio valore, che deve guidarle a superare tutti gli ostacoli della vita. Ringraziamo calorosamente le allieve dell’I.S.I.S. ‘A. Rosmini,’ che hanno risposto al nostro appello. Senza di loro questo progetto non si sarebbe potuto realizzare. Ringrazio il direttore del Gruppo Archeologico Terra di Palma, per la fiducia e la disponibilità”.

Hanno partecipato al progetto “Voci di donne nella Pandemia”

Prof.sse Anna D’Ursi e Michela Buonagura

La studentessa Melania Sepe e la dott. ssa Cristina Moletta, Dirigente del servizio formazione presso APSS di Trento.

La studentessa Martina Nunziata e la musicoterapeuta Alessandra Ruggiero
La studentessa Giovanna Notaro e la giornalista Annamaria Vallario
La studentessa Simona Nunziata e la cantautrice Antonietta Sorrentino
La studentessa Elena Colacurcio e la prof.ssa Lavinia Buonagura
La studentessa Stefania Pizzo e la prof.ssa Caliendo Raffaella
La studentessa Elvira Sepe e la tecnico di laboratorio Giuditta Velotti
La studentessa Adriana Trinchese e la dott.ssa Maria Nunziata
La studentessa Lucia Simonetti e la studentessa universitaria Giovanna Montuori
La studentessa Agnese Albano e le maestre di danza  Michelina Saviano e Manuela Moccia

La studentessa Giovanna Montuori e l’operatrice sanitaria Carolina Montuori
La studentessa Mary Carrella e la dott. ssa Livia De Pietro
La studentessa Giovanna Sorrentino e l’estetista Ester Lanzara

 

 

Adelina Mauro

https://www.sciscianonotizie.it/voci-di-donne-nella-pandemia-la-crisi-del-covid-e-le-donne-piu-colpite-ma-anche-piu-forti/?fbclid=IwAR18g4msUDY6jGOP1pglkaITWPz5FIiqh-YsTn_WMcjmOm44U8s9pZJ4bw8

lunedì 8 marzo 2021

“VOCI DI DONNE NELLA PANDEMIA”

 

Come ogni anno, anche quest’anno l’associazione diretta dall’ing. Luigi Sorrentino, il Gruppo archeologico Terra di Palma, ha organizzato delle attività per celebrare l' 8 Marzo, una data significativa perché contrassegna il percorso delle conquiste femminili tracciato da tante donne.

Quest'anno abbiamo voluto dedicare la data ai problemi che l’universo femminile è stato costretto ad affrontare in questo periodo di pandemia.

Sicuramente la sofferenza è di tutta l'umanità e stringe nella sua morsa persone di ogni sesso e di ogni età, ma è innegabile che le donne stanno pagando un prezzo più alto.

Secondo studi statistici la pandemia ha colpito sì tutte le categorie, ma le donne ne rappresentano la quota maggioritaria.

Il tasso di attività femminile è diminuito, annullando in poco tempo i progressi dell'ultimo decennio in termini di innalzamento dei livelli di partecipazione femminile al lavoro. Emerge, quindi, una profonda crisi del lavoro femminile.

Ma se è stato possibile accertare questi dati attraverso indagini statistiche, più difficile invece è misurare l'impatto a livello privato.

È indubbio comunque che sono gravate le responsabilità delle donne in questo delicato momento storico.

Ancora oggi, le donne sono le principali responsabili della maggior parte delle attività quotidiane in famiglia, fatta eccezione per un numero minimo di casi in cui c'è anche la collaborazione da parte del compagno.

Sono in genere le donne che accudiscono i figli chiusi tra le pareti domestiche, li sostengono nella DAD, specie se sono molto piccoli, se ne prendono cura se presentano delle fragilità più o meno gravi, se sono bambini speciali, assistono genitori anziani, spesso anche malati, in tanti casi senza sostegno alcuno da parte delle istituzioni. Ricordiamo che molte donne sono caregiver familiari, lasciate a se stesse in questo periodo critico.

È a queste donne che abbiamo rivolto la nostra attenzione, raccogliendo la loro testimonianza anche di donne forti, che non si abbattono, ma sanno ben affrontare il momento critico che stiamo vivendo, attraverso delle interviste condotte da giovani donne. Il nostro intento è anche quello di condividere un’esperienza acquisita nel tempo, guidando la generazione futura a continuare il cammino intrapreso. 

 Michela Buonagura



Gli incontri curati dalle prof.sse Michela Buonagura e Anna D’Ursi, realizzati attraverso videointerviste, aventi per tema “Voci di donne nella pandemia” toccano donne di ogni ceto sociale, che confessano le loro preoccupazioni, i loro sentimenti, le loro paure in una pagina di storia, di un periodo buio dove si è persa ogni certezza.

 

Buon 8 marzo!

Presentazione del progetto “Voci di donne nella pandemia”

Prof.sse Anna D’Ursi e Michela Buonagura

 

La studentessa Melania Sepe intervista la dott. ssa Cristina Moletta, Dirigente del servizio formazione presso APSS di Trento.

 

 

La studentessa Martina Nunziata intervista la musicoterapeuta Alessandra Ruggiero

 

La studentessa Giovanna Notaro intervista la giornalista Annamaria Vallario

 

La studentessa Simona Nunziata intervista la cantautrice Antonietta Sorrentino

 

La studentessa Elena Colacurcio intervista la prof.ssa Lavinia Buonagura

 

La studentessa Stefania Pizzo intervista la prof.ssa Caliendo Raffaella

 

La studentessa Elvira Sepe intervista la tecnico di laboratorio Giuditta Velotti

 

La studentessa Adriana Trinchese intervista la dott.ssa Maria Nunziata

 

La studentessa Lucia Simonetti intervista la studentessa universitaria Giovanna Montuori

 

La studentessa Agnese Albano intervista le maestre di danza  Michelina Saviano e Manuela Moccia

 

La studentessa Giovanna Montuori intervista l’operatrice sanitaria Carolina Montuori

 

La studentessa Marisa Acquaviva intervista l’imprenditrice Wioletta Witkowska

 

La studentessa Mary Carrella intervista la dott. ssa Livia De Pietro

 

La studentessa Giovanna Sorrentino intervista l’estetista Ester Lanzara