Descrizione blog


La scrittura è uno strumento di conoscenza.
Fa luce dentro di te e rende chiaro qualcosa che prima era oscuro.

mercoledì 16 luglio 2014

FUORI DALLA CORNICE




Da quando sono nata, mi sono sempre sentita al di fuori, dovunque fossi, fuori dall’immagine, dalla conversazione, sfasata, come se fossi la sola a sentire rumori o parole che gli altri non percepiscono, e sorda alle parole che invece sembrano sentire, come se fossi fuori dalla cornice, dall’altra parte di una vetrata immensa e invisibile.

Delphine De Vigan, Gli effetti secondari dei sogni

martedì 15 luglio 2014

LIBERTÀ DI PAROLA



La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge. 
                                                                                                                           (Kierkegaard)

giovedì 10 luglio 2014

AMO TANTO LE PAROLE




…Tutto quel che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono…
Mi prosterno dinanzi a loro… Le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo… Amo tanto le parole…Quelle inaspettate…Quelle che si aspettano golosamente, si spiano, finché ad un tratto cadono…Vocaboli amati, brillano come pietre preziose, saltano come pesci d’argento, sono spuma, filo, metallo, rugiada…Inseguo alcune parole…Sono tanto belle che lo voglio mettere tutte nella mia poesia…Le afferro al volo, quando se ne vanno ronzando, le catturo, le pulisco, le sguscio, mi preparo davanti il piatto, le sento cristalline, vibranti, eburnee, vegetali, oleose, come frutti, come alghe, come agate, come olive…E allora le rivolto, le agito, me le bevo, me le divoro, le mastico, le vesto a festa, le libero…le lascio come stalattiti nella mia poesia, come pezzetti di legno brunito, come carbone, come relitti di naufragio, regali dell’onda…Tutto sta nella parola…Tutta un’idea cambia perché una parola è stata cambiata di posto o perché un altra si è seduta come una reginetta dentro una frase che non l’aspettava e che le obbedì…Hanno ombra, trasparenza, peso, piume,capelli, hanno tutto ciò che s’andò loro aggiungendo, da tanto rotolare per il fiume, da tanto trasmigrare di patria,da tanto essere radici… Sono antichissime e recentissime…Vivono nel feretro nascosto e nel fiore appena sbocciato… - da tanto rotolare per il fiume, da tanto trasmigrare di patria,da tanto essere radici… Sono antichissime e recentissime…Vivono nel feretro nascosto e nel fiore appena sbocciato…

da “Confesso che ho vissuto” di Pablo Neruda, 19
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mercoledì 9 luglio 2014

CAVE CANEM




I nostri progenitori, gli antichi Romani, ponevano fuori della loro casa, spesso accompagnata dall’immagine, la scritta CAVE CANEM. 
Non significava sic et simpliciter “Attenti al cane!”, ma soprattutto l’idea che i latrati, la ferocia, la cattiveria altrui rimanesse fuori dalla domus. 
Questo per dire che i latrati di chi inveisce o le unghiate di chi vorrebbe farci del male non ci toccano.

Cave Canem venne usato anche da Peppino Impastato per dipingere il sindaco di Cinisi quale cane da guardia del capo mafioso Gaetano Badalamenti, ricostruito poi nel film I cento passi.






LE TRE PORTE DELLA COMUNICAZIONE



Ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte.
Sull'arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: " È vera?"
Sulla seconda campeggiare la domanda: " È necessaria?"
Sulla terza essere scolpita l'ultima richiesta: "È gentile?"



                                                                        (proverbio arabo)

Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse. 
                                                             

martedì 8 luglio 2014

DIARREA VERBALE


 

Un giorno Cicerone disse ai suoi discepoli: "La società è gravemente malata!"
I discepoli preoccupati e stupiti dissero: "dicci, maestro, quale malattia affligge il nostro popolo?"
Cicerone rispose: "le malattie sono due, contagiose, epidemiche e funeste per la società; la prima è la diarrea verbale, la seconda è la stitichezza mentale."
 

lunedì 7 luglio 2014

LA NAPOLETANITÀ È UNO STATO DELL’ANIMA







Petra Montecorvino (Lucia Canaria) in “F.F.S.S. Che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?” – mitico film di Renzo Arbore è affetta da "napoletanite". La napoletanità è uno stato dell’anima. Non appartiene soltanto a chi vive quotidianamente la città, può vivere in chiunque. De Sica, Modugno, Mastroianni (in alcuni capolavori cinematografici) sono stati molto più napoletani di tanti che hanno acquisito questa condizione per diritto di nascita.
È un modo di intendere la vita, di ricordare, di amare. È un'attitudine allo stare al mondo in un modo che è diverso da altri.